Città di Vicenza 30 Ottobre 2018 – Azione pilota Progetto Epicuro – Servizi ed infrastrutture urbane. Analisi delle interdipendenze e dell’effetto cascata.

Città di Vicenza 30 Ottobre 2018 – Azione pilota Progetto Epicuro – Servizi ed infrastrutture urbane. Analisi delle interdipendenze e dell’effetto cascata.

Il giorno martedì 30 Ottobre ho condotto, come consulente per il miglioramento della resilienza urbana e partner italiano di #Opticits, il primo workshop relativo alla valutazione delle interdipendenze dei servizi e delle infrastrutture urbane e dell’effetto cascata, per la città di #Vicenza. Ha condiviso con me la guida del workshop, la dott.ssa Ester Vendrell di Opticits (www.opticits.com). Questa prima attività è parte del percorso previsto, per la città di Vicenza, in seno all’azione pilota del progetto Epicuro, European partnership for urban resilience (www.epicurocp.com), finanziato dal dipartimento della Protezione civile ed Aiuti umanitari della Commissione Europea, di cui Vicenza è coordinatrice.Obiettivo dell’azione pilota è la valutazione dei servizi e delle infrastrutture urbane del territorio comunale della città di Vicenza e l’individuazione di un percorso virtuoso di incremento delle performance di resilienza della città, attraverso l’uso di software dedicati. All’incontro erano presenti referenti di servizi urbani ed infrastrutture appartenenti ai diversi settori essenziali per la città, quali energia, acqua, salute pubblica, ambiente, rifiuti e pulizia, mobilità, emergenza, sicurezza pubblica, comunicazione…, oltre i referenti dei diversi dipartimenti del Comune di Vicenza, i componenti del gruppo URST del progetto Epicuro, tra cui Legambiente. I lavori sono stati introdotti dall’intervento dell’assessore Lucio Zoppello per l’amministrazione di Vicenza e da quelli del dott. Fabio Cestonaro e dott. Alberto Rigon, responsabili e project manager del progetto Epicuro, per il Comune di Vicenza. L’analisi verrà condotta attraverso l’utilizzo dello strumento innovativo sviluppato dalla startup Opticits, di Barcellona Spagna, HAZUR® che ci permetterà di tradurre in processi operativi e visualizzazioni concrete le relazioni esistenti di interdipendenza tra i servizi urbani. L’obiettivo di base è duplice. Da un lato accrescere in maniera condivisa la capacità di attuare una gestione trasversale dei servizi e delle infrastrutture urbane. Dall’altro questa attività permetterà di individuare concretamente le azioni di miglioramento e quindi predisporre i successivi conseguenti progetti. L’azione pilota prevede anche la valutazione delle interdipendenze, quando sottoposte a shocks specifici, che nel caso della città di Vicenza, sono stati individuati dall’analisi SWOT del progetto Epicuro, negli impatti relativi all’Alluvione e Ondate di calore. L’azione pilota è così definita perché vuole essere dimostrativa, nei confronti delle altre città e partners europei del progetto Epicuro, dell’utilizzo di uno strumento operativo, HAZUR®, che traduce in termini concreti la valutazione ed il miglioramento della resilienza e della reattività della città. La città di Vicenza ha di fatto già adottato lo strumento innovativo Hazur®, oltre i termini previsti dal progetto Epicuro, con esso si prefigge di coordinare le azioni prossime e future per la città resiliente e reattiva, quindi capace di perseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile di cui anche all’agenda SDG 2030. Ritengo significativo l’approccio scelto che parte dall’analisi dei servizi e delle infrastrutture essenziali per la città, in quanto :

1) La valutazione ed i conseguenti progetti di miglioramento non nascono prioritariamente come reazione ad analisi di rischio o a scenari futuri di rischio. In altri termini, stiamo cercando di traslare l’attenzione dall’obiettivo di efficienza della prestazione in condizioni previste, all’obiettivo di esistenza della prestazione, in condizioni che possono cambiare in maniera inaspettata e non prevedibile.

2) Questo approccio rimarca l’importanza degli aspetti di organizzazione, condivisione delle informazioni e governance dei servizi urbani tanto quanto quelli di gestione e miglioramento delle infrastrutture fisiche, essenziali per lo svolgimento del servizio stesso.Nel primo incontro la partecipazione degli operatori è risultata sentita, con contributo effettivo allo sviluppo della discussione ed analisi.Ora seguiranno una fase di raccolta dati ed i successivi workshop, nei prossimi due mesi e dei quali cercherò di descriverne gli ulteriori sviluppi.

Chioggia – Venezia. 16 Aprile 2018. Scuola secondaria di I° Grado Nicolò De Conti. ” I disastri non sono mai naturali”. Incontro con le classi 1^ e 3^.

Chioggia – Venezia. 16 Aprile 2018. Scuola secondaria di I° Grado Nicolò De Conti. ” I disastri non sono mai naturali”. Incontro con le classi 1^ e 3^.

Ho accolto con grande piacere l’invito rivoltomi dalla Scuola Media Nicolò De Conti, dell’Istituto comprensivo Chioggia 4. Mi è stata data l’opportunità di condividere alcune esperienze con i ragazzi, a valle di un loro percorso  sul tema della relazione tra attività umana e conseguenze sull’ambiente naturale, rischio e disastri. Questo percorso li ha impegnati per più mesi e si è concluso con la visita alla diga del Vajont, dove hanno potuto concretamente vedere gli effetti di un disastro che ha ben poco a che fare con l’aggettivo “naturale”. Ho condiviso con loro l’importanza di comprendere con di fatto ” i disastri non sono naturali”, lo possono essere gli eventi, come un terremoto, un tornado, un uragano, una forte inondazione, ma in genere essi si trasformano in disastri quando coinvolgono territori e città, vulnerabili per come sono stati costruiti, vulnerabili per come sono governati, vulnerabili per le iniquità sociali presenti… Ho mostrato anche come i mezzi tecnologici, la diffusione delle informazioni, la coesione sociale possono  aiutare, se opportunamente usati, a sviluppare la capacità di affrontare e superare eventi drammatici anche non previsti. Mi ha stupito l’attenzione dei ragazzi, ancora molto giovani, su questi temi e il loro coinvolgimento nel formulare domande, anche con riferimento alla realtà quotidiana della loro città. I ragazzi non sono solo una speranza verde, mi hanno arricchito con una iniezione di “resilienza…”.

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Trasformazione urbana “resiliente”. Quando e come la riqualificazione “sostenibile”, del patrimonio edilizio esistente, contribuisce alla rigenerazione della citta’.

Trasformazione urbana “resiliente”. Quando e come la riqualificazione “sostenibile”, del patrimonio edilizio esistente, contribuisce alla rigenerazione della citta’.

Premessa

Pubblico anche nel mio sito, l’articolo che ho scritto per la rivista on line INGENIO e la GAZZETTA di Ingenio dello scorso mese di Marzo. Contiene alcuni punti chiave della mia visione su come solo attraverso il miglioramento della resilienza urbana, sia possibile perseguire uno sviluppo sostenibile nel tempo.

Introduzione

Mi è data la possibilità di scrivere questo articolo, in qualità di coordinatore del gruppo di lavoro “resilienza” in seno al Green Building Council Italia. Circa due anni fa, GBC Italia ha costituito uno specifico comitato di prodotto, con lo scopo di far nascere un protocollo che rispondesse al tema impellente della riqualificazione degli edifici esistenti, con particolare riferimento ai “Condomini” a destinazione residenziale. A supporto di questa azione è nato il gruppo di lavoro “resilienza”, affiancandosi così ai gruppi già presenti in GBC Italia.  Questi approfondiscono e sviluppano le aree tematiche specifiche dei protocolli di matrice LEED®, quali la sostenibilità del sito, la sua localizzazione in funzione della mobilità associata, l’uso e la gestione dell’energia, l’uso e la gestione dell’acqua, l’utilizzo dei materiali e delle risorse, la qualità ambientale interna, l’innovazione del processo edilizio. A testimonianza del lavoro che hanno già svolto, non vi è solo l’introduzione e l’adattamento dei protocolli LEED® in Italia a partire dal 2008, ma la nascita e lo sviluppo di protocolli a marchio GBC, come GBC HOME® (per gli edifici residenziali), GBC Quartieri® (aree di espansione o rigenerazione), GBC Historic Building® (specifico per edifici con valenza storica).

Riqualificazione “sostenibile”

Il protocollo “Condomini” di GBC Italia, ora nella sua fase finale di validazione da parte del Comitato tecnico scientifico, vuole proporsi come strumento di qualità che guida il team di progetto nella riqualificazione e successiva gestione sostenibile del Condominio esistente.

Il contributo, che il gruppo di lavoro “resilienza” porta all’interno di questo progetto, nasce innanzitutto dal bagaglio di conoscenze ed esperienze di attività professionale di chi proviene dall’area tecnica dell’ingegneria civile ed in particolare strutturale. Nella sua azione di individuazione, analisi e riduzione del “rischio”, ha però avuto significative esperienze di commistione con le conseguenze degli impatti ambientali, determinati dall’attività umana, con particolare riferimento a quella industriale.

Figura 1 – “Our Common future” Rapporto Commissione Bruntland. Nazioni Unite 1987.

Osservando l’approccio alla riqualificazione sostenibile dell’edificio esistente quello che emerge subito è la quasi totale assenza di misure specifiche “green”, soppesate anche secondo i criteri di riduzione e gestione del rischio, propri dell’ingegneria civile e strutturale. Cercando di trovarne ragione nel confronto con altri colleghi (nel senso di LEED® AP, ma usualmente architetti o ingegneri appartenenti all’ ambito impiantistico/energetico) le risposte ricevute spaziano dalla più generica e frequente affermazione che i temi della sicurezza non appartengono al concetto di “sostenibilità”, ad altre che, in maniera forse più comprensibile per chi conosce la struttura dei protocolli “green building”, risolvono la questione rimandando ai requisiti minimi per l certificazione e quindi al rispetto implicito dei codici strutturali. Non ritengo queste risposte esaurienti e soddisfacenti: si aggrappano ancora alla definizione di sostenibilità o, meglio, di sviluppo sostenibile derivante dal lavoro della Commissione Bruntland delle Nazioni Unite del 1987. Asseriva: “Sviluppo che soddisfa le necessità del presente, senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i loro propri bisogni”.

Fin a partire dai primi anni ’90, la nascita e l’evoluzione dei protocolli di sostenibilità “green building” hanno basato la propria azione definendo obiettivi, strumenti e misure “green” proprio con lo scopo di perseguire quel principio. Nel corso di più di 25 anni, i protocolli di sostenibilità hanno avuto progressive evoluzioni, alzando il livello dei parametri richiesti e dimostrando il raggiungimento di obiettivi misurabili in termini : di ottimizzazione del processo di progettazione dell’intervento edilizio; di minore uso delle risorse e di materiali, acqua, energia; di evoluzione e razionalizzazione impiantistica; di miglioramento della qualità ambientale interna dell’edificio e quindi della salute dei suoi occupanti. I risultati raggiunti, nei casi ove applicati, sono evidenti. Con una visione più generale, tuttavia, non possiamo certo dire che oggi l’obiettivo di fondo di una completa trasformazione del mercato edilizio, secondo quei principi “green” di sviluppo sostenibile, possa dirsi raggiunto. Anzi, negli ultimi anni gli effetti dei cambiamenti climatici hanno reso evidente, anche ai non tecnici, come l’applicazione di quelle misure “green” non sono sufficienti. Non lo sono perché gli effetti dei cambiamenti climatici, piuttosto che di altri eventi/pericoli naturali o generati dall’uomo, non hanno fatto e non fanno distinzione tra edifici “green” o non “green”. Urge lo studio, l’introduzione e la contemporanea applicazione di misure di adattamento alle diverse condizioni che determinano tali effetti.

Figura 2 – In senso orario da sx. A. Terremoto Centro Italia 2016. Amatrice – Scuola Romolo Capranica.www.reluis.it. B. Venezia Tornado 2012. C. Vicenza. Alluvione del 2010.

La stessa O.N.U., nel processo che ha poi portato alla definizione dell’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, ha decisamente modificato la definizione di quest’ultimo, della Commissione Bruntland. Di fatto in occasione dell’incontro del Comitato preparatorio alla terza conferenza delle Nazioni Unite sulla Riduzione del Rischio di disastri, a Ginevra nel 2014, si afferma “…the sustainability of development depends on its ability to prevent new risks and the reduction of existing risk…”. La sostenibilità dello sviluppo dipende dalla sua abilità di prevenire nuovi rischi e dalla riduzione di quelli esistenti.

Di conseguenza, il protocollo di “sostenibilità” non può perseguire i principi ideali senza confrontarsi con la realtà esistente e quindi anche con le vulnerabilità che possono minarne il loro raggiungimento e mantenimento nel tempo. Con questo obiettivo nel protocollo “Condomini”, il contributo del gruppo di lavoro “resilienza” consiste proprio nell’offrire gli strumenti al team di progetto, per sviluppare un percorso di indagine e conoscenza preliminare dell’edificio. Esso permette di individuare pericoli e vulnerabilità, elementi base del processo di valutazione e riduzione del rischio. Tra questi, valutati come prerequisiti, è inserita anche la classificazione sismica dell’edificio, secondo i disposti del D.M. n.58 del 28.02.2017. Ciò è significativo, perché avviene indipendentemente dall’entità della ristrutturazione/riqualificazione e quindi dai casi per cui la stessa è obbligo di legge. Sono inoltre individuate come crediti, a scelta del team di progetto, misure che affrontano il tema della riduzione del rischio sismico, idrogeologico e del rischio incendio. Sono state scelti questi tre ambiti, in quanto significativi dal punto di vista dell’incidenza dei percoli ad essi correlati nel contesto territoriale italiano. L’analisi preliminare permette anche di individuare altre aree su cui potere sviluppare poi misure di adeguamento/miglioramento, premiate nell’ambito dei crediti dell’area innovazione di progetto.

Figura 3 – Immagine riassuntiva dei SDG(s). Nazioni Unite Agenda 2030.

Trasformazione urbana resiliente

Ritengo molto importante e significativo fare incontrare azione di riduzione e gestione del rischio e misure “green” nello stesso protocollo che guida la riqualificazione “sostenibile” dell’edificio. Esso è preludio ad una successiva fase di valutazione, in chiave di sicurezza e riduzione del rischio, delle misure “green” che già tradizionalmente sono presenti nei protocolli di sostenibilità. In questo modo la misura o l’azione di sostenibilità diventa effettivamente tale, perché racchiude in sé anche la capacità di affrontare e superare eventi, che interesseranno l’edificio nel suo prolungato ciclo di vita.

Per la riqualificazione degli edifici esistenti ci è data un’unica possibilità, che difficilmente può essere rimediata, se non svolta in maniera corretta. Pensare quindi di introdurre misure “green” secondo standard e requisiti superiori a quelli della norma di legge e lasciare tematiche come, per esempio, quelle della sicurezza strutturale antisismica all’obbligo di legge, appare contraddittorio. E’ inoltre maggiormente contraddittorio quando l’edificio su cui si deve intervenire è un edificio esistente che ha già maturato se non superato il proprio ciclo di vita. Infatti esso è stato costruito, molto probabilmente, prima degli “obblighi di legge”, ai quali, la sicurezza dell’edifico e soprattutto dei suoi abitanti, dovrebbe essere demandata.

Ecco allora che la riqualificazione “sostenibile” (nel senso sopra dato…) degli edifici esistenti può solo in questo modo contribuire appieno al processo di rigenerazione della città. Questo è un processo più vasto che coinvolge non solo l’ambiente fisico degli edifici privati e pubblici, delle infrastrutture, della mobilità e delle reti, ma anche quello dei servizi, della informazione e sopra tutti quello della loro governance. Perché rigenerare la città? Non è una scelta, ma una necessità. Nasce dal dovere rispondere ad una semplice domanda: Come affrontare l’incertezza del futuro in un mondo in continuo cambiamento?

Le città rappresentano i sistemi che già oggi pur costituendo solo il 3% della superficie terrestre, pesano per il 65% delle emissioni in atmosfera e attrarranno, nel 2050, il 70% della popolazione mondiale. Questi elementi, abbinati alla piena interconnessione tra i domini fisico, sociale, cognitivo e della informazione, possono rendere più fragili le città, per come fino ad ora concepite. In questo senso, negli ultimi tempi, emerge la necessità di aumentare la capacità del sistema socio-ecologico “città” nel riuscire a continuare a fornire servizi e vivibilità ai propri cittadini, indipendentemente da quali stress esso possa essere sottoposto. In altri termini tale capacità viene riconosciuta alla città come capacità di essere resiliente. E’questa la sfida con la quale singoli cittadini, comunità, i vari stakeholders coinvolti nel processo di rigenerazione, chi ha il potere decisionale, sono chiamati a confrontarsi.

Ecco allora che, in questa chiave, ogni singola decisione e misura presa per riqualificare anche il singolo edificio, con l’ambizione di prolungarne il ciclo di vita e proiettarlo nell’incertezza del cambiamento generale in atto, assume maggiore importanza non solo per chi poi lo abiterà, ma per l’intera città in cui è collocato.

Resilienza… definizione nel contesto della trasformazione urbana

Resilienza… definizione nel contesto della trasformazione urbana

Di questo termine esistono numerose definizioni ed interpretazioni e spesso la sua applicazione, in campi anche molto diversi tra loro, dal sociale a quello economico ed ancora a quello medico e ingegneristico, determina grande confusione ed in vari casi incomprensioni. Inoltre la sua sempre maggiore diffusione porta anche ad eccessi d’uso e fuorvianti interpretazioni per sostenere ogni possibile argomentazione.

E’ necessario, in qualche modo contestualizzare la definizione del termine resilienza al “sistema” al quale vogliamo riferirci. In questo senso, voglio riferirmi al sistema dell’ambiente costruito, intendendo in principale modo il contesto urbano della città  nelle sue componenti fisiche ( infrastrutture, edifici, quartieri, reti impiantistiche), organizzative ( la gestione delle informazioni e la loro interpretazione ai vari livelli di governance, i servizi resi), sociali ( le comunità e gli individui che sono tra loro connessi).

Il termine resilienza deriva dal latino “resalio” risalire con particolare riferimento alla connotazione del gesto di risalire sulla imbarcazione capovolta dalla forza del mare…. ritroviamo in essa elementi basilari della sua interpretazione, quali :

  • Impatto : “forza del mare”;
  • Evento : “ capovolgimento”
  • Contesto fisico : “ mare ed imbarcazione”
  • Contesto sociale sottointeso : “ pescatore, marinaio…”
  • Azione di recupero : “ risalire”.

Potremmo quindi riferirci alla capacità del sistema di recuperare e ritornare allo stato precedente l’impatto che ha determinato l’evento, in questo caso, drammatico di perdita di equilibrio ( la navigazione dell’imbarcazione…). In realtà numerosi studi e ricerche hanno profondamente evoluto tale definizione di base e per il contesto del sistema al quale ci riferiamo, mi piace riportare quella dell’organizzazione 100 Resilient Cities della Rockefeller Foundation[1], con riferimento proprio alla resilienza urbana :

“Urban resilience is the capacity of individuals, communities, institutions, businesses, and systems within a city to survive, adapt, and grow no matter what kinds of chronic stresses and acute shocks they experience”.

Questa definizione può essere integrata in maniera più specifica con riferimento alla resilienza ai disastri e condivido in particolare quella della statunitense National Academy of Science ( NAS) che definisce:

Disaster resilience…the ability to prepare and plan for, absorb, revover from, and more successfully adapt to adverse events”[2].

Quindi la resilienza del sistema, definito nei suoi limiti e confini, rappresenta la capacità di prepararsi e pianificare per, assorbire, recuperare da, e con maggiore successo adattarsi alle avverse condizioni.

Per cui se il sistema a cui ci riferiamo è quello sopra definito della “città” nelle sue possibili diverse dimensioni di scala ( area metropolitana, quartiere, comunità e singolo edificio…), capire quanto la città è resiliente ai sempre più frequenti shocks e stress è un prerequisito funzionale a concepire i progetti di trasformazione urbana in maniera realmente sostenibile nel tempo.

 

[1] http://www.100resilientcities.org/#/-_/

[2] Committee on Increasing National Resilience to Hazards and Disasters 2012.

Nuovo sito

Nuovo sito

Nasce il mio nuovo sito “Remigio Rancan Urban Resilience – Design & Consulting”. Voglio scrivere del mio lavoro, dei servizi che offro, delle mie esperienze professionali e delle mie ricerche nell’intreccio dei temi che interessano oggi la trasformazione urbana, in un contesto di continuo cambiamento e complessità.

Sustainability and disaster resilience : Time is our life.

Sustainability and disaster resilience : Time is our life.

On August the 24th, in the deep of the night, a 6.0 magnitude earthquake hit central Italy, an area on Apennine mountains, embracing villages situated in three central regions, Lazio, Umbria and Marche. After 15 days we know that 295 people died and about 400 were injured, right now about 5,000 people are homeless and about 4,700 are hosted in tent camps, others are hosted, by relatives and friends, in other cities. The major number of life losses is concentrated in three main villages, Amatrice, Accumoli and Arcquata del Tronto. Accumoli is the nearest to the epicenter of the earthquake. It’s a tragedy and first of all our condolences go to the families, relatives and friends of the victims hit by this great pain.
The collapse of residential and hospitality buildings is the major cause of death and wounded people. Why so many? Why also just one death? Under the lens of risk evaluation, we know that risk depends on three factors: hazard x vulnerability x exposure.
On the hazard side we know Italy is a seismic territory due to the fact that it’s situated on a boundary between the African and Euro-Asian plate, with the African one that is going to subside under the Euro-Asian plate and consequently with seismic effect on the surface. But only in 2006 all Italian territory was recognized as seismic by law and divided in four degree levels of hazard, from 1 to 4 with decreasing predicted intensity of hazard, based on the same period of return. And only in 2009, the NTC 2008 Italian new building code, has defined for all the country the ways you have to design and construct new buildings considering seismic loads, based on different hazard zones, and the specific cases when you are obliged to make seismic improving on existing buildings. The area of this earthquake is classified 1 as hazard intensity and specific building codes, only for areas like these, were been developed since 1974.
Watching first pictures collected in reports by Reluis, the interuniversity consortium with the purpose to coordinate the University Laboratories activity of seismic engineering, we can say that many collapsed buildings were probably constructed with poor materials and technics, without any consideration on seismic loads. Maybe incorrect renovation practices were put on place also in occasion of small refurbishment works, which did not help buildings to withstand seismic impact, but the main consideration is that the majority of homes were probably constructed before the seismic building code and also before the 1974’s one. These facts show us the great vulnerability of these buildings and so the high value of the vulnerability factor in the risk analysis. We must consider the fact that about 40% of existing buildings need to have deep renovation and seismic improvements in Italy. It’s almost about 12 millions of homes and about 23 millions of people living in them, as told by Italian Engineers Council.
On the exposure side, we may introduce two main considerations. The earthquake hit during the latest days of the summer holiday period and many people from major towns were spending their holidays in their family’s original houses, coming back to their relatives. The earthquake hit during the night, the 6.0 shock was at 3.36 a.m., when all people were sleeping and therefore present in the buildings. So also the exposure factor was high.
For me, as a structural engineer, this is a priority and it was also a priority before this event and before the other recent events of L’Aquila earthquake of 2009 and of Emilia earthquake of 2012. But is this a priority for the country? Obviously now, referring to prime minister’s declarations, it seems to be!
First analysis say that is necessary to invest 2 billion euros for seismic building’s improving each year for the next twenty years in order to increase the building seismic safety. I hope the plan will be really implemented. But only few weeks ago the environmental targets were -and are still today in order to achieve Horizon 2020 and 2030 goals– to promote, through financial tax benefits, the energy retrofit of buildings and more efficient HVAC systems. The main aim is to decrease carbon footprint and to reduce greenhouse gas emission, to control Earth’s global warming, and thus have a positive impact on climate change. These seem to be good wills, but it is only a partial solution to the issue. When we see what happened in Amatrice, we see, for example, that only few days before the earthquake it was possible to have public tax benefits and incentives for a private home owner in order to put an exterior insulation and finishing system, to change windows by others more energy performing or to put a green roof on the family head, i.e. putting more seismic mass on the upper parts of the buildings. All these measures could been applied on an house with no capacity to withstand the seismic impact, for sure also with lower intensity than the one of August 24th, and this according with the law and with public financial help. It’s a big contradiction. And the problem is that it’s real, not a virtual discussion and it’s about our lives.
I think that this situation shows globally the urgent need for decision makers to embrace a comprehensive resilient approach on sustainable development. As defined by U.N. World Conference on Disaster Risk Reduction Preparatory Committee (Geneva U.N. 2014) “The Sustainability of development depends on its ability to prevent new risk creation and the reduction of existing risk”. So the resilience approach means we need to adapt and to flow with ecological system. For sure we have to reduce stressor and human impacts on environment, but the history moment makes the difference and so now we must introduce and use adaptation measures over the only mitigation ones and we cannot forget the impacts of the ecological system on us. A resilient approach simply tells us to make an impacts assessment, a picture of the existing situation, and if we have already done it, we must define priorities and take right actions right now.
Time is our life.

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Remigio Rancan

Sono ingegnere civile edile, abilitato alla libera professione dal 1992. Ho maturato una pluriennale esperienza nell’applicazione di strategie di riduzione del rischio, per il miglioramento di edifici ed infrastrutture esistenti ed al fine di rendere le comunità meno vulnerabili a pericoli naturali e derivati dall’azione dell’uomo. Come professionista accreditato nei rating systems per la trasformazione urbana sostenibile, conosco ed applico differenti misure “green”.

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La mia missione oggi consiste nell’aiutare le persone, comunità, organizzazioni, imprese e città a svilupparsi e crescere in un ambiente in continuo ed incerto cambiamento. Per questo Li guido attraverso la valutazione della resilienza esistente delle funzioni critiche, per ciascuna delle sue fasi temporali ed in ciascun dominio del sistema. In questo modo permetto ai decisori di valutare i progetti di trasformazione urbana, considerando se questi migliorano o meno la resilienza nei confronti di eventi avversi.

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